Accademia di Belle Arti di Firenze
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Le Accademie di Belle Arti

di Antonella Sartori

Firenze, Roma, Venezia: i luoghi della formazione e della ricerca artistica

Per il quarto anno consecutivo il Catalogo dell’Arte Moderna incontra i protagonisti del mondo delle Accademie di Belle Arti. Istituzioni di formazione e ricerca artistica uniche al mondo, con un’offerta formativa capace di attrarre, ogni anno, un numero sempre maggiore di studenti nazionali e internazionali.

I nuovi dottorati AFAM e la trasformazione della formazione artistica

Dall’anno accademico 2024-2025, inoltre, sono stati avviati i dottorati di ricerca AFAM, un’occasione di rinnovamento per tutte le istituzioni formative superiori del Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito delle arti, della musica, del design, del teatro, della danza e del restauro.

La presidente del CNAM (Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale) Giovanna Cassese, che ci ha accompagnato dall’inizio in questo viaggio attraverso l’Italia, sottolinea: “Le istituzioni AFAM stanno vivendo una vera e propria rivoluzione, con l’avvio dei dottorati di ricerca che hanno visto accreditati progetti transdisciplinari di straordinaria innovazione e interazione tra arti e scienze, tra nuove tecnologie e antichi saperi, tra know-how del Made in Italy e le possibilità dell’Intelligenza Artificiale. Finalmente viene riconosciuta in Italia la grande potenzialità della ricerca artistica, elemento identitario della cultura italiana, e siamo certi che da questi progetti germineranno esiti fecondi per la creatività contemporanea, la salvaguardia e la valorizzazione del nostro patrimonio materiale e immateriale, nell’ottica della convenzione di Faro, come bene per la collettività e una qualità della vita migliore”.

Accademia di Belle Arti di Firenze

In questo approfondimento presentiamo i percorsi, i progetti e gli eventi più significativi di tre Accademie, tra le più antiche d’Italia: Firenze, Roma e Venezia. Istituita nel 1784 dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo che la separò dalla vasariana Accademia delle Arti del Disegno, l’Accademia di Belle Arti di Firenze è la più antica istituzione pubblica europea dedicata allo studio e alla ricerca in campo artistico. Attualmente è presieduta da Giovanni Iovane, critico d’arte e curatore indipendente, ed è diretta da Gaia Bindi, curatrice e storica dell’arte. Circa 1.800 le studentesse e gli studenti iscritti, provenienti da tutto il mondo, attratti da un ventaglio di proposte formative capace di spaziare dalle arti visive alle arti applicate, includendo la didattica museale e le nuove tecnologie.

Struttura didattica, percorsi accademici e collaborazioni

Organizzata in tre dipartimenti (Arti Visive, Progettazione e Arti Applicate, Comunicazione e Didattica dell’Arte), l’Accademia di Belle Arti di Firenze offre corsi di Diploma Accademico di I livello (Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, Graphic Design, Scenografia, Interior Design, Didattica per i Musei, Nuove Tecnologie dell’Arte) e di II livello (Metodologie della Pittura; Nuovi Linguaggi Espressivi: Decorazione, Grafica, Pittura, Scultura; Illustrazione; Exhibit Design; Progettazione Plastica per la Scenografia Teatrale; Visual Culture: Didattica dell’Arte, Cura tela Artistica; Master professionalizzanti e percorsi di Dottorato di ricerca in collaborazione con enti e istituzioni di rilievo). Completa l’offerta formativa la Scuola Libera del Nudo, fondata nell’Ottocento dal pittore toscano Giovanni Fattori. Numerose le opportunità formative organizzate anche durante l’anno tra workshop, incontri con artisti e professionisti delle arti, seminari ed eventi espositivi aperti alla città.

Intervista alla direttrice Gaia Bindi

La storia dell’Accademia di Belle Arti di Firenze quale ruolo ricopre nel dialogo con le nuove sperimentazioni dell’arte contemporanea?

L’Accademia di Belle Arti di Firenze ha una lunghissima storia che nasce con Vasari nel Cinquecento, come ente formativo a latere di un ordine professionale che era la Congrega dei Pittori. In seguito, nel 1784, Pietro Leopoldo di Lorena separa l’Accademia di Belle Arti dalla Galleria delle Belle Arti e dall’Accademia delle Arti del Disegno, sostanzialmente facendo dell’Accademia di Belle Arti di Firenze proprio un ente formativo.
La vocazione, basata su ricerca e aggiornamento, è da sempre alla radice dell’Accademia. E per continuità con la storia dell’Accademia, il nostro primo intento è quello di fare dell’arte una professione. Non possiamo dimenticare che l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega del nostro lavoro in Accademia, sono gli studenti. Qui vengono ascoltati, compresi, supportati e soprattutto formati perché siano in grado di integrarsi felicemente nella società, nel mondo del lavoro e nel sistema dell’arte.

In questo senso negli ultimi anni abbiamo incrementato vari settori, lo spettro degli indirizzi si è ampliato da 4 a 9, muovendosi in varie direzioni, tra innovazione e ricerche storiche, rispettando i canoni d’insegnamento dell’Accademia come Pittura, Scultura, Decorazione e Scenografia, e potenziando settori come la Grafica: Grafica d’Arte, Grafica Editoriale, Illustrazione e Nuove Tecnologie, Costume e Haute Couture, Interior Design e Design del Gioiello. Il rapporto con il nostro passato è sempre vivo, dalla relazione con le collezioni storiche agli edifici che ci ospitano. In primis abbiamo una convenzione speciale con la Galleria dell’Accademia, dall’interno, dell’Accademia si può entrare direttamente nella tribuna del David.

È un vero privilegio per i nostri studenti: tutti i lunedì, quando la Galleria dell’Accademia è chiusa, possono entrare e studiare le collezioni. Proprio per sottolineare quanto sia vivo il dialogo tra tradizione e nuovi linguaggi, quest’anno alla Galleria dell’Accademia è stata inaugurata una mostra dal titolo L’eterno contemporaneo. Michelangelo 1475-2025, che mette in luce la straordinaria attualità di un protagonista del Rinascimento, la sua influenza su artisti e studiosi di ogni tempo. E alla base dei nostri percorsi ritroviamo anche la sintesi del pensiero di Leonardo, è un pensiero sempre presente, il pensiero del disegnare quale modo per ragionare. Il ragionamento visivo che si compie attraverso la mano e che poi passa ad altri mezzi di espressione, si pratica, ormai, quasi esclusivamente  nelle Accademie di Belle Arti: qui il rapporto con il disegno è ancora diretto, l’immagine è una progettazione disegnata.

Un esempio?

Se analizziamo quello che vediamo sulla nostra scrivania o sulla nostra tavola, dall’etichetta di una bottiglia a una matita, ai videogame o ai giochi che compaiono sui nostri cellulari, troveremo all’origine dell’ideazione un artista, un artista che l’ha disegnato.

Tutto parte ancora dal disegno e l’immagine che ne deriva è sempre più presente nella comunicazione odierna. In ogni nostra espressione, nei messaggi aziendali e istituzionali, il concetto che si vuole esprimere, per creare un messaggio chiaro, efficace, coerente, focalizzato, empatico e d’immediata lettura, deve essere ideato e prodotto da un professionista. I nostri studenti seguono questo percorso e nel terminare il loro ciclo di studi vengono già richiesti da case editrici, agenzie pubblicitarie, agenzie di grafica e aziende per la progettazione di siti web fino ad arrivare ai videogame. Per i nostri studenti, dunque, l’inserimento nel mondo del lavoro avviene in tempi brevi.

Tra le arti visive, quale corso viene richiesto con maggiore interesse?

All’Accademia di Belle Arti di Firenze il corso di Pittura è sempre richiestissimo e nutriamo la sua evoluzione in tutte le direzioni con un occhio a quello che è il mondo contemporaneo. Perché Firenze è pittura: quando si guarda a Firenze, si pensa alla pittura di Botticelli, Michelangelo, Leonardo. Pittura è il corso di diploma più popolato anche perché è un linguaggio che si rinnova continuamente, sempre attuale, abbiamo tantissime richieste, soprattutto dagli studenti internazionali.

La percentuale degli studenti internazionali è in crescita?

Il 38% dei nostri studenti sono internazionali su circa 2.000 iscritti, e li stiamo contenendo, soprattutto verificando l’adeguata proprietà di linguaggio, dato che i corsi si tengono in italiano. Ma da dieci anni continua un grande e crescente interesse per la nostra Accademia dal Medio all’Estremo Oriente, Iran, Cina, Corea del Sud e Thailandia. Proprio a Bangkok, nei primi anni del Novecento, fu aperta una succursale dell’Accademia di Firenze da un ex studente dell’Accademia, Corrado Feroci. E ancora oggi i rapporti sono continui, così come con il Giappone, dove, dal 1952, è stato istituito un premio in collaborazione con l’Accademia.

L’Accademia crea momenti di confronto per gli studenti?

Per i nostri studenti le occasioni di confronto sono tantissime, le collaborazioni in atto sono molte. Collaboriamo con l’Università Europea, Gallerie degli Uffizi, Murate Art District, Palazzo Strozzi e, tra le ultime iniziative, con il Museo Novecento di Firenze, per il progetto IMPALESTRA tra Museo e Accademia. Un ponte tra il mondo dell’arte contemporanea e quello della formazione accademica. Il titolo richiama l’idea di un allenamento: un museo come palestra di relazioni in cui esercitarsi nel dialogo e nella riflessione condivisa con i visitatori. Infatti il pubblico, messo in relazione diretta con gli studenti, può approfondire argomenti artistici e culturali, interrogandoli sulla loro biografia, sulla loro personale fonte d’ispirazione e sulle urgenze del proprio operare.

Questa collaborazione sottolinea l’importanza di creare sinergie tra istituzioni culturali e formative, rappresenta un modello di cooperazione virtuosa, offrendo agli studenti un’esperienza concreta e stimolante.

Arte Fiera: collaborazioni e progetti dell’Accademia

L’Accademia di Belle Arti di Firenze da due anni è anche cultural partner di Arte Fiera, la manifestazione bolognese dedicata all’arte moderna e contemporanea. Abbiamo proposto una vetrina istituzionale con un’eclettica selezione di lavori dalla pittura alla scultura, dalla grafica all’esplorazione delle nuove forme espressive. Un intero stand dove una selezione di opere di studentesse e studenti, scelte a partire dalle numerose occasioni espositive dell’anno accademico, hanno suscitato un notevole interesse negli addetti ai lavori: critici, curatori, galleristi e soprattutto visitatori e collezionisti, che hanno scelto le opere degli studenti per implementare le loro collezioni. Si tratta di un momento di grande attenzione per i nostri studenti e una conferma riguardo ai nostri percorsi formativi, che evidenzia l’attualità del lavoro svolto dalle Accademie di Belle Arti.

Questi esiti così positivi per gli studenti mettono in rilievo la contemporaneità delle Accademie, il loro stare al passo con i tempi, la volontà di proseguire, attraverso un continuo processo di ricerca e innovazione, un percorso formativo unico al mondo.

Inoltre continua il Progetto Cantieri con le sue incursioni artistiche sui ponteggi che delimitano le aree di restauro delle opere pubbliche cittadine. Inaugurato otto anni fa, il Progetto Cantieri invita gli studenti a riflettere su aspetti sociali, culturali e antropologici del territorio urbano della città, considerando il cantiere edile come un “non luogo” dell’arte, che si apre a spazi di fruizione non convenzionali, volto a creare molteplici visioni.

Scultura, imprese creative e grafica: percorsi formativi

E per la sua diciannovesima edizione, anche nel 2025 ci sarà il Simposio Internazionale di Scultura dedicato ad Antonio Berti, appuntamento biennale che si svolge a Scarperia e San Piero con giovani scultori da tutto il mondo. Una residenza artistica lunga dieci giorni nella campagna toscana per trasformare blocchi di pietra serena in opere d’arte da integrare nel contesto urbano. Un altro momento di confronto per gli studenti si svolge durante il ciclo d’incontri Cultura e Impresa, proposto per il secondo anno consecutivo dalla Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa.

Un progetto didattico che offre uno sguardo privilegiato sul mondo produttivo e manifatturiero italiano con un’attenzione particolare verso realtà imprenditoriali che fanno della valorizzazione del patrimonio intellettuale la loro cifra distintiva. Sulla stessa linea abbiamo Graphictalks, nata nel 2011 come base di confronto tra le istanze della professione grafica e quelle delle pratiche artistiche. Una rassegna che ospitiamo da dieci anni e che festeggia il decennale con un libro, raccolta di tutti i momenti significativi d’incontro tra pubblico, artisti e grafici internazionali intervenuti nel dibattito sull’arte e la progettazione.

E infine, per il terzo anno consecutivo, il ciclo di conferenze e seminari Incontri di Grafica d’Arte: tre giornate di studio, pensate principalmente per le iscritte e gli iscritti di Grafica d’Arte, nelle quali confrontarsi con gli artisti ospiti, i loro percorsi di vita e le loro esperienze professionali.

La necessità di nuovi spazi per gli studenti troverà una soluzione con la concessione degli spazi del Museo Carnielo all’Accademia di Belle Arti di Firenze?

Sì, gli spazi del Museo Carnielo potranno assicurare condizioni di lavoro e di studio migliori alla comunità accademica e allo stesso tempo diventare propulsore di cambiamento. Il Museo Carnielo, in piazza Savonarola, amplia la sede storica in via Ricasoli (piazza San Marco) e la sede distaccata in via San Gallo, l’ex Oratorio del Gesù Pellegrino o dei Pretoni. L’Accademia s’impegnerà a valorizzarlo a proprie spese e a restituire le opere della Galleria Rinaldo Carnielo alla fruizione del pubblico. L’immobile entrerà immediatamente nella disponibilità dell’Accademia, sarà sottoposto a lavori di adeguamento in parte finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca con 2 milioni e 438 euro (sic sul sito dell’Accademia) (contributo che l’Accademia di Belle Arti si è aggiudicata lo scorso anno partecipando a un bando nazionale per la messa in sicurezza e l’adeguamento strutturale delle sue sedi).

L’identità del museo ha una connotazione precisa, una vocazione verso l’arte e la produzione artistica. Rinaldo Carnielo è stato uno scultore di fama internazionale e un grande mecenate, un collezionista attento all’ambiente degli artisti fiorentini.

Nel progetto di valorizzazione che l’Accademia ha presentato al Comune di Firenze la nuova Galleria Rinaldo Carnielo ospiterà a piano terra laboratori di restauro a vista e il museo sarà aperto gratuitamente al pubblico (come da volontà testamentaria) con visite guidate a cura del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia. Il museo si caratterizzerà per la valorizzazione del patrimonio artistico esistente ma sarà aperto anche all’arte contemporanea e inserito a pieno titolo nella rete museale fiorentina: in questo senso, sono previste anche aperture e visite guidate straordinarie a cura del FAI.

In continuità con la destinazione originaria degli spazi, il piano superiore sarà la sede del Biennio in Metodologie della Pittura. Lo stesso Carnielo nel lascito testamentario aveva espresso l’indicazione per un premio da destinare ai giovani artisti. Così, nei nostri propositi, ci sarà anche l’istituzione di un premio annuale, intitolato a Rinaldo Carnielo, per giovani scultori.

All’Accademia di Belle Arti di Firenze sono attivi i Dottorati di ricerca AFAM?

L’Accademia ha partecipato con 6 borse di studio al 40° ciclo dottorale 2024-2027. Una novità storica che si è concretizzata con l’emanazione del Decreto ministeriale n. 470 del 21 febbraio 2024. La durata dei singoli percorsi di formazione e ricerca è di 3 anni. Per accedere è necessario essere in possesso di diploma accademico di II livello, laurea magistrale, specialistica o di vecchio ordinamento. 

È stata assegnata una borsa di studio per il Dottorato di ricerca in Scienze della Produzione Artistica e del Patrimonio. Un Dottorato offerto in associazione con Accademia di Belle Arti di Catania (sede amministrativa), Accademia di Belle Arti di Macerata, Accademia di Belle Arti di Urbino, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Faenza, Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Catania. Il percorso di ricerca indaga e riflette sulla figura dell’intellettualetecnico e sui professionisti nel campo del design della comunicazione visiva e nel settore dell’utilità pubblica.

L’obiettivo è quello di formare ricercatori interessati al piano critico-metodologico e applicativo nell’ambito del Design della Comunicazione Visiva e Utilità Pubblica; progettare nel segno di una nuova consapevolezza: quella della responsabilità intellettuale e sociale che è connessa alla professione del grafico.

È attiva anche una borsa di studio per il Dottorato di ricerca in Culture, Pratiche e Comunicazione delle Arti Visive, offerto in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma (sede amministrativa) e l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, insieme all’Azienda Speciale Pala expo e all’Istituto Nazionale di Studi Romani. Il percorso di questo dottorato promuove la formazione di artisti in grado di svolgere attività di ricerca, progettazione e produzione, interagendo criticamente con il mondo dell’arte contemporanea internazionale, fornendo ai dottorandi strumenti e metodi che consentano di affrontare le problematiche legate al sistema e al mercato dell’arte. Mira a sviluppare professionalità di alto profilo per un inserimento nel campo della comunicazione dell’arte presso istituzioni pubbliche e private di livello nazionale e internazionale, utilizzando anche gli strumenti e le metodologie offerti dalle nuove tecnologie.

Per il Dottorato di ricerca in Arte, Tecnologia e Percezione sono state stanziate 4 borse di studio, offerte in associazione con il Conservatorio di musica Luigi Cherubini di Firenze (sede amministrativa) e Isia Firenze.

Caratterizzato da un approfondito approccio multidisciplinare, il corso di dottorato si propone di esplorare e ottimizzare le interazioni tra stimoli audiovisivi per creare nell’utente esperienze percettive più efficaci e coinvolgenti. L’obiettivo principale è investigare come le caratteristiche formali, armoniche, ritmiche, dinamiche, timbriche e spaziali della musica e delle arti grafiche e plastiche possano influenzare le risposte fisiologiche e cognitive degli utenti. Data la natura altamente trasversale e innovativa del progetto, il dottorato prevede una collaborazione sinergica tra artisti e scienziati con background disciplinari diversi.

Questo approccio richiede lo sviluppo di metodologie avanzate di team empowerment e la creazione di linguaggi interdisciplinari condivisi. Sono percorsi di ricerca con indirizzi differenti, uno spettro ampio: da strettamente artistico, passando per la valorizzazione del patrimonio, al dottorato più vicino alle tematiche sociali.

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA

L’Accademia di Belle Arti di Roma, tra le principali Accademie di Belle Arti italiane, è un’istituzione che ha una profonda relazione con la città e, allo stesso tempo, gode di un’ampia fama a livello internazionale e per la sua partecipazione a importanti progetti europei ed extraeuropei. L’Accademia trae origine dall’Accademia di San Luca, nata sul finire del Cinquecento e divenuta sede pontificia per gli studi artistici. Era in quell’epoca, infatti, un prestigioso centro di ritrovo per gli artisti e contemporaneamente un modello didattico da imitare per analoghe istituzioni in via di sviluppo. L’Accademia prima prende il nome di Regia Accademia di Belle Arti denominata di San Luca, poi Istituto di Belle Arti, fino a definirsi secondo l’attuale versione Accademia di Belle Arti di Roma.

Nel 1870 è la prima istituzione di formazione artistica statale legalmente riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione Italiano. Con la riforma del settore artistico-musicale, l’Accademia di Belle Arti diviene una delle sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca in ambito artistico, con piena autonomia didattica e amministrativa. Il ventaglio delle discipline insegnate in Accademia si è esteso, negli ultimi anni, ad abbracciare le più moderne tecniche espressive delle arti visive legate all’utilizzo dei nuovi media.

Il complesso storico che la ospita in via di Ripetta, tradizionalmente chiamato “Il ferro di cavallo”, fu costruito negli anni Quaranta dell’Ottocento come edificio di abitazione e fu adattato a sede dell’Accademia con l’aggiunta dei locali progettati appositamente per la Scuola Libera del Nudo. Attualmente è presieduta da Umberto Croppi e diretta da Cecilia Casorati.


Intervista alla direttrice Cecilia Casorati

Quale ruolo ricopre oggi l’Accademia di Belle Arti di Roma nel dialogo tra le testimonianze del passato e le ultime ricerche del contemporaneo?

Ritengo che le Accademie siano degli istituti di formazione che per destino e per volontà fungono da cesura tra passato e futuro. Il futuro, a cui noi guardiamo, è un progetto che legge il passato nel presente. L’arte guarda alla memoria in ottica contemporanea, la aggancia al presente, evidenziando la sua forza creativa. Non si tratta di celebrare il passato ma di incontrarlo e coniugarlo con lo sguardo attivo della contemporaneità. 

Sono cinque anni che sono direttore e la mia idea, venendo dalla critica d’arte contemporanea, è stata e continua a essere quella di dare evidenza a questa coniugazione. Sono convinta che lo studio della storia dell’arte sia imprescindibile, sia per chi vuole diventare artista sia per tutti gli altri che intraprendono percorsi differenti come video, scenografia, fotografia, grafica, moda, design, perché la consapevolezza del proprio lavoro passa dalla conoscenza di ciò che ci precede.

Il valore aggiunto dell’Accademia di Belle Arti, rispetto alle accademie specializzate in alcuni settori come la moda o la grafica pubblicitaria, risiede in un’offerta formativa più varia che arricchisce il sapere, i collegamenti tra discipline diverse e la conoscenza del passato.

Possiamo fare alcuni esempi?

In Accademia lavoriamo molto su questi temi, gli esempi sono moltissimi. Tra questi sicuramente l’incontro con Andrea Jemolo, un importante fotografo contemporaneo per la fotografia di architettura, che ha lavorato con i nostri studenti su un progetto riguardante l’Ara Pacis: guardare con occhi diversi un monumento dell’antica Roma in un contenitore che è un simbolo architettonico della contemporaneità; due espressioni del tempo che dialogano continuamente anche con la città.

Gli studenti hanno prodotto un lavoro molto interessante perché sono riusciti a restituire uno sguardo diverso sull’Ara Pacis, in un dialogo di immagini continuo, esponendo in un corridoio visibile anche dalla strada e sottolineando il valore del progetto di Richard Meier: far entrare la città direttamente in relazione con le diverse testimonianze monumentali custodite all’interno.

Un altro esempio è la Galleria Accademia Contemporanea, in piazza del Ferro di Cavallo. Un nuovo spazio dell’Accademia: un grande ambiente, disegnato in stile neoclassico da Pietro Camporese il Giovane a metà del XIX secolo, che fungeva da passaggio tra la piazza e passeggiata di Ripetta e che, data la sua posizione, è ora l’immagine della centralità della cultura contemporanea. Attraverso la programmazione di mostre temporanee, ospiterà installazioni, opere e contributi di esponenti dell’arte degli ultimi decenni, dall’ultima generazione ad artisti che hanno fatto la storia dell’Accademia e hanno lasciato un segno nel mondo dell’arte di ieri e di oggi, e continuano a farlo. Abbiamo inaugurato con un omaggio a Jannis Kounellis, uno dei principali artisti contemporanei, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Roma nella seconda metà degli anni Cinquanta. Una mostra capace di riattivare la Storia e di farla dialogare con la Contemporaneità, in una prospettiva di ricerca e di libertà.

Kounellis scriveva: “A Roma ho trovato degli amici artisti, con cui parlare d’arte non solo contemporanea: si discuteva nelle trattorie fino a tardi anche di pittura antica, non in modo accademico, ma come se i protagonisti fossero presenti al nostro tavolo. Così ho coltivato la considerazione che l’Antico, in realtà, facesse parte di un’identità irrinunciabile, e che il Moderno non sia un esercizio modernista, ma si collochi all’interno di una logica diffusa”.

Per noi poter ospitare attività di ricerca e sperimentazione contemporanea, fruibile non solo da studenti e docenti dell’Accademia, ma anche dal pubblico, è un traguardo importante.

Ci sono momenti di confronto per gli studenti con le istituzioni pubbliche e le imprese private della città di Roma?

Con la Scuola di Moda abbiamo presentato le collezioni degli studenti sia alla Centrale Montemartini sia ai Mercati di Traiano. Sfilare in contesti storici della città, in questi luoghi straordinari, con le atmosfere della Roma monumentale, è un evidente privilegio per i nostri studenti. Inoltre, alla Nuvola di Fuksas abbiamo partecipato, con tutte le istituzioni della città che hanno corsi di moda, a un importante incontro tra studenti e stilisti affermati. Una condivisione ricca di esperienze, un confronto estremamente stimolante e arricchente.

Molte sono le mostre in collaborazione con le istituzioni pubbliche; l’ultima all’Auditorium che ha visto protagonisti gli studenti del corso di Video e Fotografia e quelli del corso di Curatela. Infine, il progetto Sound Chronicles che mira a valorizzare la donazione all’Accademia di Belle Arti di Roma, da parte dell’associazione Zerynthia, della collezione e dell’archivio sonoro Solo Suono.

Quali sono i prossimi obiettivi formativi?

Gli studenti sono tanti e in crescita, abbiamo più di 3.000 iscritti, e quest’anno abbiamo avuto un aumento del 30% delle richieste di ingresso. Abbiamo potenziato il corso di Design, creando un biennio specialistico sul Design sostenibile, dedicato non solo al prodotto ma anche al welfare. E proprio con questo progetto partecipiamo alla Biennale Architettura. Nel contempo a Campo Boario, nel nuovo spazio dell’Accademia, si sta recuperando un giardino che diventerà il nostro laboratorio per un orto urbano. Un progetto che rientra nell’area di ricerca sulla sostenibilità, un percorso formativo che ci permetterà di coinvolgere la comunità residente nell’area circostante. In questi tempi di eterno presente, di ricerca febbrile d’immediatezza, penso che sia bello seguire la crescita di un orto in condivisione con la città, dalla semina al raccolto.

Per il mese di febbraio 2026 ci sarà l’evento conclusivo del progetto di internazionalizzazione Enacting Artistic Research (EAR). Un progetto coordinato da noi e che coinvolge partner di eccellenza: Accademia di Belle Arti di Brera, Accademia di Belle Arti di Firenze, Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma, Conservatorio Statale di Musica Alfredo Casella dell’Aquila, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università Politecnica delle Marche.

A questi si affianca una solida rete di partner associati a livello internazionale: Lega Europea degli Istituti d’Arte, Scuola di Dottorato dell’Università Ungherese di Belle Arti, Università di Zagabria-Accademia di Belle Arti, Scuola Norvegese di Ricerca Artistica, Accademia d’Arte della Lettonia, Ars Electronica, Accademia Musicale Chigiana.

Ci saranno mostre, incontri, dibattiti e momenti di confronto, EAR metterà al servizio del patrimonio culturale le tecnologie più avanzate, promuovendo una nuova fruizione dell’arte. Le nuove connessioni tra istituzioni AFAM e istituti universitari faciliteranno lo scambio di conoscenze e metodi, potenziando l’inclusione, e renderanno il patrimonio culturale accessibile a un pubblico più vasto, superando barriere fisiche e digitali.

Sono attivi i corsi di Dottorato di ricerca AFAM?

Dall’anno accademico 2022-2023 (ciclo XXXVIII) l’Accademia di Belle Arti di Roma ha attivato due corsi di Dottorato: in Scienze del Patrimonio Culturale, in convenzione con l’Università di Roma Tor Vergata, e Dottorato in Culture, Pratiche e Tecnologie del Cinema, dei Media, della Musica, del Teatro e della Danza, in convenzione con l’Università di Roma Tre.
Inoltre, grazie al DM 470/2024 del 21 febbraio 2024, è attivo il Dottorato in Culture, Pratiche e Comunicazioni delle Arti Visive, in forma associata con l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e con l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questo dottorato è articolato su due curricula: Curriculum A) Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la produzione artistica, e Curriculum B) Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la comunicazione delle arti visive. I dottorati promuovono la formazione di artisti in grado di svolgere attività di ricerca, progettazione e produzione, interagendo criticamente con il mondo dell’arte contemporanea internazionale. Allo stesso tempo mirano a far sviluppare professionalità di alto profilo che possano inserirsi nel campo della comunicazione dell’arte presso istituzioni pubbliche e private, di livello nazionale e internazionale, utilizzando anche gli strumenti e le metodologie offerti dalle nuove tecnologie.
Nello stesso tempo, stiamo lavorando a un programma per l’inclusione e, in particolare, per gli ipovedenti e gli ipoudenti: utilizzando le tecnologie attuali siamo riusciti a declinare i vari passaggi dei processi artistici attraverso sollecitazioni tattili, in modo da rendere comprensibile la progettualità dietro le opere. Contemporaneamente, sono in atto molti altri progetti d’inclusione, attivi anche nell’ambito della fragilità sociale.

L’Accademia è aperta al pubblico?

L’Accademia è un istituto di formazione, ma anche un centro di ricerca e un polo culturale. Tutti gli eventi e le attività, dai convegni alle conferenze, alle mostre, sono aperti al pubblico esterno. Per quello che riguarda la libera formazione, c’è la possibilità di accedere, come uditori, ad alcuni corsi per un periodo limitato di tempo, durante l’anno accademico.

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA

L’Accademia di Belle Arti di Venezia nasce il 24 settembre 1750 per volontà del Senato Veneto come “Veneta Academia di Pittura, Scultura e Architettura”: il primo direttore fu Giambattista Piazzetta, il primo presidente Giovanni Battista Tiepolo. Nel 1807 la Veneta Academia di Pittura, Scultura e Architettura venne riformata in “Accademia Reale di Belle Arti” e si trasferì nei locali, ormai non più adibiti al culto, del convento, chiesa e scuola di Santa Maria della Carità.
Alla scuola venne presto annessa una collezione dei maestri del passato, creata dagli insegnanti stessi, dai lasciti e dalle donazioni che pervennero sempre più numerose, costituendo così il nucleo dell’attuale museo nazionale, le Gallerie dell’Accademia. La collezione venne gestita direttamente dalla Scuola fino al 1879, anno dello scorporo fra funzione museale e funzione didattica con il definirsi di due distinte istituzioni che convissero, fino agli inizi del secolo attuale. 
La condivisione degli spazi si concluse con il trasloco della Scuola nel complesso sansoviniano dell’ex Ospedale degli Incurabili. Attualmente è presieduta dal dottor Michele Casarin e diretta dal professor Riccardo Caldura.


Intervista al direttore Riccardo Caldura

L’Accademia di Belle Arti di Venezia vive in un contesto storico e culturale unico in ambito nazionale e internazionale. Quale ruolo ricopre nel dialogo tra le testimonianze del passato e le ultime ricerche del contemporaneo?

L’Accademia è la più antica istituzione culturale veneziana in attività, ci troviamo lungo la Fondamenta delle Zattere, in un grande edificio della metà del Cinquecento, ubicato in una delle più importanti aree di concentrazione per le arti, in particolare contemporanee. Per noi, come per la città stessa, il dialogo tra tradizione e modernità è una costante. Impossibile non richiamarsi al significato, al valore, alla presenza continua del passato. La sfida, da sempre, è di considerare il passato una chance, una possibilità e non un retaggio affaticante. Credo che questa sia la scommessa della città nel suo insieme, non solo dell’istituzione per le arti. Venezia oscilla tra una dimensione che potremmo definire da cartolina del turismo internazionale e allo stesso tempo è la città che ospita una delle maggiori manifestazioni internazionali per le arti contemporanee, la Biennale d’Arte.

L’intuizione di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia di allora, d’istituire la Biennale d’Arte, fu per l’Accademia l’inizio di un percorso nuovo, non solo sul piano didattico e formativo, ma diede anche l’opportunità all’istituzione di partecipare ai nuovi progetti di sviluppo della città. In questo senso, nel 2011, in occasione della Biennale di Venezia, l’Accademia ha avuto l’incarico di coordinare e realizzare la prima, e finora unica, manifestazione nazionale delle migliori opere prodotte e selezionate dalle Accademie di Belle Arti statali. 

La storia dell’Accademia, come dimostrato dalle molteplici collaborazioni, continua a essere strettamente legata alle vicende della ricerca artistica che hanno contraddistinto le diverse lezioni dei grandi protagonisti dell’arte che vi hanno insegnato, una leva per proiettarsi nell’attualità, che si coniuga con una più generale attitudine alla creatività, che trova molti ambiti di applicazione in settori non strettamente attinenti alla sfera delle tradizionali arti visive.

Un esempio?

A marzo del 2025 abbiamo presentato il nuovo allestimento delle copie greco-romane, situato al primo piano della Sede Centrale degli Incurabili. Il riallestimento, oltre a valorizzare il patrimonio conservato, propone una rilettura della statuaria antica alla luce delle trasformazioni dell’insegnamento artistico e delle nuove prospettive della ricerca accademica. La Gipsoteca rappresenta la parte visibile di una più ampia raccolta di materiali conservati nell’Archivio Storico dell’Accademia. L’Archivio è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Soprintendenza Archivistica per il Veneto, e di interesse locale dalla Direzione Beni Culturali della Regione Veneto. La documentazione conservata attesta l’intensa attività svolta dall’Accademia, dalla metà del XVIII alla metà del XX secolo, nell’organizzazione dei corsi e delle varie scuole, nella didattica, nell’allestimento e nella gestione delle Gallerie (fino al 1878), nella preparazione delle annuali esposizioni, nella conservazione e nel restauro di tutte le opere d’arte di Venezia e del Veneto.

Avvalendoci delle nuove tecnologie per digitalizzare il patrimonio archivistico, siamo riusciti ad aumentare l’accessibilità e la fruizione, favorendo la ricerca e la collaborazione scientifica. Grazie a un progetto dell’Accademia in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per il Veneto, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sono stati riordinati, inventariati e informatizzati il Fondo Storico, il Fondo Librario e il Gabinetto Disegni e Stampe (libri antichi, grafiche d’arte rare, disegni di studio). Inoltre, disponendo non solo della parte visiva – compresi gli studi di architettura d’invenzione, di imitazione degli antichi e di ornato, perché l’insegnamento dell’architettura veniva svolto in Accademia fino alla metà degli anni Venti del secolo scorso – ma anche della parte amministrativa, sarà possibile comprendere meglio la storia architettonico-artistica dell’intera regione e di quelle confinanti, l’intrecciarsi dei percorsi formativi, professionali di scultori, pittori e architetti, almeno fino a quando si è generata la Scuola Superiore di Architettura da cui lo IUAV. Il privilegio di lavorare sulla digitalizzazione di un archivio e su una più approfondita conoscenza di almeno due secoli di vita accademica ha intensificato le nostre collaborazioni con soggetti esterni.

Tra le ultime, chiuse da poco o in corso, con Ca’ Rezzonico per la mostra Rinascimento in bianco e nero, che era legata alla grande grafica rinascimentale cinqueseicentesca; con le Gallerie Nazionali dell’Accademia per la rappresentazione del corpo nella Venezia del Rinascimento, e con l’Istituto di Cultura di Budapest.

Vanno anche ricordati i percorsi di formazione e di scambio in ambito storico-artistico con l’Università Ca’ Foscari e l’Università di Padova: i loro dottorandi possono accedere all’Archivio e svolgere le loro ricerche, rendendo possibili nuove interpretazioni del materiale stesso.

Quali sono le priorità dell’offerta formativa?

In linea con la riforma delle Accademie varata nel 1999, la legge 508 da cui è discesa tutta la legislazione vigente, e il costituirsi dello specifico settore dell’Alta Formazione Artistico Musicale (AFAM) attualmente facente parte del MUR (Ministero dell’Università e Ricerca), nonché grazie a un generale rinnovo dell’offerta formativa, anche Venezia ha aperto la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte (NTA) fin dall’anno 2000, a fianco agli insegnamenti di Pittura, Decorazione, Scultura, Grafica d’Arte, Scenografia, che svolgono la loro attività nel grande complesso cinquecentesco. Di recente abbiamo anche aperto un percorso triennale di Educazione, Mediazione e Comunicazione dell’Arte.

A Nuove Tecnologie dell’Arte, ospitata nei nostri nuovi spazi nell’isola della Giudecca, dove sono presenti aule didattiche e laboratori audio-video, si sviluppano ricerche artistiche nell’ambito delle applicazioni digitali, della progettazione multimediale, dell’art direction, della produzione audio-video e della fotografia.
La scuola di Pittura continua a svolgere, coerentemente con la sua storia, un ruolo marcato e riconosciuto nel contemporaneo. Ritroviamo molti dei nostri studenti nelle più rinomate fiere d’arte, in Biennale e nelle gallerie di valenza nazionale e internazionale. Si tratta di una realtà consolidata anche in termini di iscritti, con circa 500 studenti, a fronte però dell’aumento negli ultimi anni degli iscritti alla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, circa 450 su un numero complessivo intorno ai 1.700 studenti.

Quali nuovi spazi avete inaugurato negli ultimi anni di attività dell’Accademia?

Con una convenzione pluriennale con il Comune di Venezia è stato possibile dotare l’Accademia di un’ulteriore possibilità logistica per dedicarsi alla promozione di progetti sulle arti contemporanee sia nell’ambito cittadino che nazionale e internazionale. Abbiamo a disposizione per le attività espositive uno spazio, completamente ristrutturato qualche anno fa, flessibile e attrezzato con innovativi sistemi di movimentazione delle pareti e illuminazione: il Magazzino del Sale n. 3 (accanto al Museo Vedova). L’accurato lavoro di riqualificazione ha trasformato lo spazio in un importante luogo espositivo, nel pieno rispetto della splendida architettura in cotto e travi a vista dell’antico salone, dotandolo, come dicevo, di una grande e funzionale versatilità.

Da un paio d’anni è attiva anche la concessione dell’Autorità Portuale per la gestione di un edificio tardomedievale, l’ex Chiesa di Santa Marta, che ospita uno straordinario lavoro di architettura contemporanea: un auditorium progettato da Vittorio De Feo. Pertanto, la scelta di restare in una città come Venezia significa poter dare il proprio contributo in termini di riqualificazione funzionale della città stessa.

L’attenzione alla ricchezza e alla storia del territorio costituiscono aspetti imprescindibili del definirsi quanto del rinnovarsi della stessa ragion d’essere dell’Accademia; abbiamo scommesso sull’isola di Giudecca non solo per aprire nuovi laboratori, ma anche per assolvere un compito istituzionale: credere nella città e pensare che possa essere un luogo attivo della formazione come delle professioni future. Per di più stiamo scommettendo anche sulla terraferma, perché Venezia non è soltanto la meravigliosa isola collegata al continente dal Ponte della Libertà, è fatta anche delle entità urbane di Mestre e di Marghera. In Accademia generiamo produzione, non solo didattica, abbiamo bisogno di spazi adeguati alla costruzione delle scene e per confezionare i costumi.

Entro la fine del 2025 porteremo a termine il restauro e l’adeguamento dei laboratori di scenografia per la pittura di scena, per il costume e un’aula per il disegno teatrale, ubicati nel complesso di Forte Marghera, prospiciente la laguna. Si tratta di un ex capannone militare dei primi del Novecento; tutta l’area, circa 44 ettari, ora adibita a parco pubblico, era sorta come vocazione difensiva negli anni della caduta della Repubblica di Venezia. Avevamo bisogno di spazi adeguati alle produzioni che abbiamo in essere con i teatri veneziani (Fenice, Malibran) e per le collaborazioni con altri soggetti quali, ad esempio, il Teatro Olimpico di Vicenza.

Sono attivi i corsi di Dottorato di ricerca AFAM?

È attivo OPENSPACE, il corso di Dottorato di ricerca che indaga le intersezioni multimediali fra arti visive e digitali con le produzioni imprenditoriali, le ricerche scientifiche e culturali contemporanee. Il Dottorato prevede 8 posti: 6 con borsa, di cui 2 erogate da fondi ministeriali e 4 con fondi ministeriali e co-finanziamenti privati, più 2 ulteriori posti non dotati di borsa. L’intersezione fra le arti visive e le nuove tecnologie in relazione ai contesti imprenditoriali, culturali e territoriali è un ambito di ricerca molto richiesto.

I partner chiamati a cofinanziare i percorsi di Dottorato arrivano dal mondo imprenditoriale, dal mondo della ricerca scientifica (Consorzio RFX di Padova), e da un’istituzione internazionale di Madrid, la ThyssenBornemisza Art Contemporary (TBA 21 Academy). Parallelamente all’istituzione dei Dottorati abbiamo altre iniziative dedicate alla relazione tra arte e scienza che hanno generato la progettazione e la realizzazione in corso di due mostre: una in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine e il CNR di Venezia; un’altra che vede la collaborazione con il Consorzio RFX di Padova; un terzo appuntamento prevede invece la collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Bologna.

Tra gli obiettivi della proposta di Dottorato vi è la formazione di professionisti nell’ambito delle arti in grado di coniugare capacità creative e attenzione ai contesti nei quali si opera: una forma di educazione all’ascolto e alla ricezione delle istanze provenienti da più soggetti (privati e pubblici) come propedeutica alla progettazione e alla realizzazione dell’intervento artistico.

Nel percorso formativo sono previsti momenti di confronto e inserimento presso imprese private e istituzioni pubbliche?

Testare la propria abilità all’esterno delle mura protette dell’aula è un passo importante. Come ho accennato, in Accademia generiamo produzione non solo didattica; la formazione accademica è mirata all’individuazione delle competenze necessarie ad assolvere i compiti e le responsabilità dei futuri professionisti in un ambito delicatissimo come quello del complesso mondo delle arti.

Oltre ai percorsi condivisi con i principali teatri cittadini e regionali, con enti di ricerca e istituzioni universitarie, stiamo incoraggiando molto lo sviluppo di relazioni e progetti nel terzo settore. C’è una forte spinta verso nuove sinergie con le imprese private, legate alla produzione di beni, e con le istituzioni pubbliche, soggetti tutti che si rivolgono all’Accademia proprio per la possibilità che l’istituzione ha di coadiuvare processi di riqualificazione professionale e territoriale.

Su questo versante ci sono due progetti in corso, nella vicina regione del Friuli, sui temi della riqualificazione urbana e territoriale: uno in collaborazione con il Comune di San Vito al Tagliamento, per un’importante iniziativa, Palinsesti, un secondo nell’ambito del Bando Borghi PNRR Cultura, per la prima Open Academy rivolta a giovani artisti under 30, sia del territorio goriziano e transfrontaliero sia di provenienza nazionale e internazionale. Al centro del progetto la valorizzazione, il ruolo della cultura e dell’arte contemporanea nello sviluppo di Borgo Castello di Gorizia, con la realizzazione di tre percorsi di alta formazione, da sviluppare nel corso di tre annualità, gestiti da professori e studenti dell’Accademia in collaborazione con un’associazione locale e l’amministrazione cittadina. 

Guardando al prossimo futuro a quale progetto espositivo state lavorando?

Per il 2026, in concomitanza con l’apertura della Biennale Arti Visive, grazie alla collaborazione con un’importante scuola di curatori che è attiva a Venezia, ci stiamo concentrando sulla progettazione di una mostra in grado di restituire la complessità delle ricerche artistiche che avvengono nei vari settori della formazione nella nostra Accademia.