Remo Bianco

Milano, 3 giugno 1922 - Milano, 23 febbraio 1988

CRITICA: AIto interesse critico consolidato

MERCATO: estensione Internazionale, fascia Medio economica, frequenza Media

REFERENZE: Milano, Fondazione Remo Bianco; Milano, Tommaso Calabro.

MOSTRE: Milano, Building Gallery, mar. 2025.

 

NOTA CRITICO-BIOGRAFICA

Formazione: studia disegno ai corsi serali dell’Accademia di Brera dove, nel 1939, conosce de Pisis, che diverrà suo maestro.

Periodi e Soggetti: dopo un primo periodo figurativo, dai tardi anni Quaranta sperimenta varie tecniche artistiche e materiali extra-pittorici, crea i primi disegni astratti e inizia a sperimentare opere “tridimensionali”. Negli anni Cinquanta si avvicina al Movimento Nucleare e allo Spazialismo. Nel 1955, in un viaggio in America, conosce l’Espressionismo Astratto e inizia il ciclo dei Collage. Nel 1956 redige il Manifesto dell’Arte Improntale e inizia il ciclo delle Impronte, cui segue l’anno dopo quello dei Tableaux dorés.

Negli anni Sessanta la sua ricerca diventa più concettuale, incentrata sul rapporto tra arte, scienza e tecnologia; negli anni Settanta l’artista conosce Restany e Hains e la sua arte sconfina nella performance, con il periodo “Sadico-Mistico-Elementare”, le Appropriazioni e i Quadri parlanti. Tra gli anni Settanta e Ottanta, con gli ultimi cicli Arte Elementare e Gioia di vivere, torna a soggetti figurativi e a tecniche tradizionali, pervase però da una vena autoironica, polemica contro il sistema sociale e dell’arte.

Tecniche: oltre a quelle più tradizionali, utilizza su tela o tavola colle, nitro, pietre, vetri, foglia d’oro e d’argento, paglia, carte e stoffe; strati di plastica e vetro dipinti; tavole di legno, plexiglas e lamiera metallica sagomati e sovrapposti; objets trouvés inseriti in sacchetti di plastica o immersi nel gesso; gomma con catalizzatore a freddo e cartone pressato; sephadex e fumo; lampadine, registrazioni sonore, fotografia, manichini, serigrafia e altro.