Vincenzo Agnetti

Milano, 14 settembre 1926 - Milano, 1 settembre 1981

CRITICA: Grandi Maestri

MERCATO: estensione internazionale, fascia alta, frequenza L

MOSTRE: Londra, Cardi Gallery, giu. 2023; Milano, Archivio Agnetti, ott. 2023.

PARTECIPAZIONI: Salò, MuSa, giu. 2023; Roma, Erica Ravenna Fiorentini, mar. 2024; Bologna, Galleria Spazia, mag. 2024.

 

NOTA CRITICO-BIOGRAFICA

Formazione: diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, lavora con Strehler come attor giovane al Piccolo Teatro. Dopo studi al Liceo Artistico di Brera, si diploma anche in elettronica prima di dedicarsi completamente all’arte. Periodi e Soggetti: sono della fine degli anni Cinquanta i suoi primi scritti critici, tra cui gli interventi per Piero Manzoni. Di quegli anni è anche la sua partecipazione ad Azimuth e il sodalizio con Manzoni e Castellani. Nel 1962 parte per l’Argentina e inaugura il periodo “Arte No”, di cui rimangono i quaderni argentini intitolati Assenza. Dal 1967 con il suo ritorno in Italia spazia dalla poesia (Machiavelli 30) alla critica d’arte, all’Arte Concettuale, di cui diventa uno dei protagonisti italiani e che si imposta soprattutto sull’ambiguità della parola (Macchina drogata, 1968; Libro dimenticato a memoria, 1969; Autoritratto. Quando mi vidi non c’ero, 1970). Dal 1973 apre uno studio anche a New York, dove vivrà in modo intermittente. Nel 1981 scompare prematuramente, lasciando incompiuto ll lucernario, che conteneva i versi: “Prima della breve sera / torneremo alle armi / Saremo in Terra in Sole in Aria. / Poi col suonatore di fiori. Forse”.

Tecniche: miste; scritte su bachelite; tecniche grafiche e fotografiche, performance, video.