Primo Sinopico, Malerba al caffè, 1917
Credits: fotografia di Piero Pozzi

Emilio Malerba (1878–1926): dagli esordi al Novecento Italiano

17.02.2026

Il ritorno di un protagonista discreto del primo Novecento

Nel centenario della morte di Emilio Malerba, la Fondazione Ragghianti di Lucca dedica all’artista la prima grande retrospettiva moderna a lui riservata, riportando alla luce un percorso creativo ricco, complesso e sorprendentemente attuale. La mostra, aperta dal 28 febbraio al 7 giugno 2026, ricostruisce in maniera organica l’evoluzione del pittore milanese, figura fondamentale ma non ancora adeguatamente valorizzata nel panorama dell’arte italiana della prima metà del XX secolo.

Una retrospettiva attesa da quasi un secolo

L’ultima grande mostra dedicata a Malerba risale infatti al 1931. A distanza di quasi cento anni, la Fondazione Ragghianti riallaccia i fili della storia, proponendo un progetto espositivo curato da Paolo Bolpagni ed Elena Pontiggia e realizzato in collaborazione con l’Archivio Malerba di Monza.
L’esposizione presenta un corpus ampio e articolato di opere, manifesti, studi e documenti, molti dei quali inediti, riemersi grazie alle ricerche più recenti.

Dagli esordi scapigliati alla grafica della Belle Époque

Il percorso si apre con gli anni della formazione e gli esordi espositivi, segnati dall’influsso della tarda Scapigliatura milanese: atmosfere soffuse, figure evanescenti, paesaggi malinconici.

Nel primo decennio del Novecento, Malerba trova una propria strada nel campo della grafica pubblicitaria, realizzando manifesti raffinati e moderni, sensibili alla moda e al gusto della Belle Époque. Questo periodo rivela l’attenzione dell’artista per la figura femminile, protagonista di immagini eleganti e di forte impatto visivo.

La svolta pittorica del 1916 e la ricerca del “vero”

Il 1916 segna un passaggio cruciale: Malerba definisce uno stile più solido, nitido, costruito su una luce precisa e su una composizione calibrata. La sua pittura diventa più introspettiva, progressivamente distaccata dagli effetti simbolisti degli esordi per approdare a una rappresentazione ferma, sospesa, quasi metafisica.

Alla base dei suoi dipinti emerge una ricerca del “vero” inteso non come mera resa realistica, ma come rivelazione della dimensione interiore dei soggetti: figure femminili raccolte, nature domestiche, gesti quotidiani colti in un silenzio quasi rituale.

Emilio Malerba, Autoritratto, 1916
Courtesy M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza
Emilio Malerba, Autoritratto, 1916
Il contributo al Realismo Magico e al gruppo del Novecento

A partire dal 1920, la pittura di Malerba si inserisce pienamente nel clima del Realismo Magico, movimento che restituisce la realtà con una nitidezza analitica capace di sfiorare il mistero. Il suo linguaggio, preciso e controllato, lascia emergere un’atmosfera di sospensione e di inquieta immobilità.

Nel 1922 è tra i membri fondatori del gruppo del Novecento, accanto a Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Marussig e Sironi. Pur facendo parte del gruppo, Malerba non si omologa mai al suo linguaggio più retorico, mantenendo una poetica personale, intima e raffinata.

Un’intensa parabola interrotta troppo presto

La carriera dell’artista si interrompe bruscamente nel 1925, quando una malattia incurabile lo allontana dalla pittura. Morirà l’anno successivo, nel 1926, lasciando un corpus non vastissimo ma estremamente coerente e di alta qualità.

Proprio la brevità del suo percorso rende oggi ancora più significativo il recupero critico della sua figura: Malerba appare come un pittore colto, sensibile, capace di trasformare il quotidiano in una dimensione lirica e sospesa.

La retrospettiva lucchese si inserisce come capitolo fondamentale nella rilettura del primo Novecento italiano: una mostra che non solo ripercorre la vicenda di Malerba, ma offre anche uno sguardo approfondito sulle relazioni artistiche, le evoluzioni del gusto e le atmosfere culturali che hanno plasmato il Modernismo italiano.