Cagnaccio di San Pietro (Scarpa Natale)
Formazione: allievo di Ettore Tito all’Accademia di Venezia, nel 1924 espone alla Biennale di Venezia col nome di Cagnaccio, a cui più tardi si aggiunge “di San Pietro”, nome dell’isola situata nella Laguna veneta, dove il pittore vive a lungo, affascinato dai pescatori e dall’umile gente del luogo, spesso ritratta nei suoi quadri.
Periodi e Soggetti: dopo una breve esperienza futurista, si accosta al lavoro di Felice Casorati e di Achille Funi, in una definizione sempre più rigorosamente disegnativa e chiaroscurale delle figure. Dal 1923 avvia la sua pittura sui binari di una fredda oggettività, che risente di una vena espressionista-populista, tangente alle esperienze di alcuni protagonisti della Nuova Oggettività tedesca. È uno dei maggiori rappresentanti del cosiddetto Realismo Magico: tipiche sono le sue prospettive, in cui sono intenzionalmente violate le normali coordinate spazio-temporali e si accentua la sensazione di straniamento dell’immagine.
Tecniche: olio su tavola e su tela.