Ideo Pantaleoni
MERCATO: estensione internazionale, fascia medio alta, frequenza limitata sul mercato
RECAPITO: Archivio Ideo Pantaleoni, c/o Uessearte, via Natta 22, 22100 Como, tel. 031/269393.
E-MAIL: info@uessearte.it
REFERENZE: Legnago, Ferrarin Arte; Sarzana, Cardelli & Fontana.
PREZZI: 35 x 50 cm con collage, € 3.000; 40 x 80 cm, € 10.000; 50 x 70 cm, € 11.000; 80 x 100 cm, € 15.000/G.
Nota critico-biografica
Formazione: trascorre l’infanzia a Mantova, poi si sposta con la famiglia a Ferrara. Nel 1919 si iscrive alla Scuola d’arte Dosso Dossi e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Periodi e Soggetti: nel 1923 si trasferisce a Milano e frequenta de Pisis, Carrà e Sironi, che lo aiutano a comprendere il mestiere accostandolo alla sperimentazione di nuove tecniche. Scoppia la Seconda guerra mondiale, il suo studio di via Fontana a Milano viene bombardato e si vede costretto a lasciare la città. A Rapallo incontra Bianca Magri, la futura moglie. Nel 1948 si reca a Parigi, ne rimane affascinato e decide di abbandonare il figurativo per avvicinarsi all’astrazione, ottenendo un largo successo con opere d’ispirazione cubista: viene definito il “Maître des Gris” (il maestro dei grigi). Ritornato a Milano, entra a far parte del Mac (Movimento Arte Concreta) accanto ai fondatori Soldati, Dorfles, Monnet e Munari, ma continua a frequentare Parigi dove, negli anni, ha consolidato i rapporti con Klein, Poliakoff, Hartung, Dewasne e galleristi come monsieur Resse della Galerie La Roue. A lui si deve il contatto con istituzioni e musei francesi. In Italia partecipa alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alle Quadriennali romane. Dal 1957 si allontana dalla pittura astratto-concreta per avvicinarsi a quella astratto-informale mentre l’esperienza del Mac volge al termine e Pantaleoni passa le sue estati ad Albisola, residenza di artisti dediti alla scultura. Tra questi Lucio Fontana, che lo convince ad avvicinarsi, con successo, alla ceramica. Nel 1962 passa all’astratto-gestuale. Negli anni Settanta realizza opere plastiche tridimensionali in legno, acciaio e anticorodal, con geometrie costruttiviste che danno vita a opere scultoree, composizioni di cerchi, linee, piani, rombi e rettangoli, sovente sovrapposti a più livelli, con rimandi all’arte programmata. E così avviene per le opere pittoriche prodotte con l’uso dell’aerografo, che anticipano, di almeno dieci anni, la Street Art. Gli anni Ottanta sono pura esplosione di colori. I rimandi ai grandi maestri come Monet sono evidenti, non per nulla questo ciclo di opere è stato da lui stesso definito “Mon jardin imaginaire”.
Tecniche: olio e acrilico su tela.